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Irecoop Veneto | Misura 2 PSR 10/19

Gli incentivi promessi per i danni da cimice asiatica

La stima dei danni provocati alle coltivazioni da parte della cimice asiatica si aggira ormai intorno ai 400-500 milioni di euro, una situazione drammatica che ha colpito aziende agricole ortofrutticole del Nord Italia. Halyomorpha halys è arrivata nel nostro Paese 7 anni fa – in Emilia Romagna – e da lì è dilagata come un flagello rovinando con le sue punture i frutti fino a renderli necessariamente scarto, pur non essendo certamente l’unico ostacolo alla produttività riscontrato in questo 2019 (uno su tutti, il cambiamento climatico); la principale preoccupazione rispetto alla sua proliferazione è data proprio dal suo arrivo così recente: possiamo prospettare di essere solo all’inizio della fase di proliferazione, e che la natura necessiterà di tempi ben più lunghi per generare meccanismi autonomi di difesa.

“Nonostante una manovra di bilancio difficile, con le poche risorse finanziarie disponibili, destinate prevalentemente a lasciare invariate le aliquote Iva, ho posto con forza la necessità che il Governo scongiurasse l’aumento della pressione fiscale per le imprese agricole e si facesse carico del problema dei danni provocati dalla cimice asiatica”: queste sono state le parole del ministro Teresa Bellanova, rispondendo il 21 ottobre scorso rispetto all’Irpef per le aziende del settore di fronte all’emergenza. Bellanova ha inoltre promesso lo stanziamento di 80 milioni di euro per gli agricoltori danneggiati, nel corso dei prossimi 3 anni: certamente un buon supporto di fronte alla stima dei danni indicata.

E’ inutile sottolineare che i fondi a sostegno sono fondamentali ma in quanto effetti non saranno risolutivi: sarà invece necessario comprendere come far sì che le aziende dispongano di strumenti efficaci per la difesa già a partire dalla prossima campagna, creando reti collaborative con gli enti e gli istituti di ricerca. La causa, infatti resta assai temibile: basti ricordare che la cimice asiatica si riproduce al minimo due volte all’anno, generando circa 400 esemplari a individuo: uno scenario davvero impressionante.
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