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SONO SOLO CANZONETTE
A me novembre piace, anche se ogni tanto mi mette a dura prova. Mi piace per il suo ruolo di mese ponte, di traghetto verso il Natale,  per la sua indecisione di fondo: mi getto nella ressa dei regali, delle decorazioni, dei fiocchi per i pacchetti, oppure sto nel mio understatement e continuo a fingere che manchi un sacco di tempo? Sfodero l'abbigliamento invernale oppure del cappello faccio ancora a meno? Aspetto ad attaccare il riscaldamento, che fino a 18 gradi non mi si formano le stalattiti sotto i lobi delle orecchie? 
Novembre, come dice Morgan, applica alla vita i puntini di sospensione. 
"Anyone else but you" vuole solo essere una minuscola iniezione di serenità. Anche se la frase I want more fans, you want more stage si attaglia, anche se involontariamente, a come mi sento in questo momento.
Ascolta la playlist della Newsletter #12
HO CAPITO COME FUNZIONA LA MIA MENTE
a malincuore ho rinunciato alla sovraesposizione
Mi sembra che il reale sia incredibilmente grande, bello e interessante, e io così piccola, pigra, insufficiente ad accoglierlo, incapace nel senso di "non sufficientemente spaziosa per farcelo stare tutto". Lo penso guardando con sincera ammirazione le persone che riescono a informarsi, sapere, padroneggiare la realtà più di me. Sacrificando il sonno, la beauty routine o semplicemente beneficiando di una motivazione superiore alla mia.
Questo mio limite per lungo tempo mi ha fatto soffrire, mi ha fatto sentire inferiore, mi ha fatto credere di non avere argomenti o di essere scialba. La maternità ha ulteriormente assottigliato il tempo a mia disposizione per interessarmi al mondo, rendendo questo senso di inadeguatezza ancora più forte.
Mi sento una bugiarda quando qualcuno mi fa un complimento dicendomi che gli fornisco ispirazione: la maggior parte delle cose che mi appassionano sono "imboccate" da persone più originali di me o dotate di gusti più rifiniti e raffinati. Leggo quasi sempre libri comprati da altri, vedo film con anni di ritardo rispetto alle uscite, non partecipo realmente alla vita politico-sociale del Paese. Leggendo la lista dei podcast che mi avete segnalato (a proposito, grazie mille!) mi sono scompensata all'idea di assorbire tutte quelle informazioni.
Forse la chiave sta tutta qui: sono iper-permeabile. Su quel poco al quale riesco a interessarmi mi arrovello per giorni, generando continui collegamenti con una cosa che mi disse qualcuno, con frasi lette chissà dove, analogie e reminiscenze della me bambina.
Questo modo di pensare -quello in cui funziona la mia mente- è faticoso e non compatibile con la sovrastimolazione. Se voglio generare pensieri di qualità, per me stessa ed eventualmente per condividerli, devo limitare i pungoli esterni.
Anche se poi finisce che non so niente di anime giapponesi, di basket o politica africana. 
LE PAROLE SONO IMPORTANTI
si può sempre, sempre, sempre scegliere
Sempre perché le fonti sono importanti, sto apprezzando più del consueto le ultime newsletter scritte da Marianna di Zandegù che indagano il tema della parola sul web e, in generale, di come le scelte semantiche possano plasmare la realtà e i rapporti tra persone. È grazie a questo ultimo post  che ho visto un brevissimo documentario Netflix intitolato Il Politicamente Corretto.
In particolare, ho trovato molto illuminante l'esempio fornito da un comico americano il quale esemplificava come un monologo, dopo essere stato sottoposto a un intervento di "correttezza politica" restasse comunque divertente e ricco di significato. Che sia sempre possibile giungere al punto cui si vuole arrivare -far ridere? convincere? illustrare un pensiero?- senza scadere nello scorretto, senza infastidire alcun gruppo, minoranza né financo nessun individuo? Sì, nel momento disponiamo di un linguaggio pronto a essere plasmato e asservito al nostro scopo, sì, nel momento in cui le parole possono essere combinate e ricombinate fino a renderle inequivocabili. Ci vogliono arte e buona fede: in fondo alla newsletter c'è un esempio di monologo made in Italy dove le scorrettezze politiche sono corrette e limate, ripulite e nobilitate da un intento cristallino.
Nella maggior parte dei conflitti tra privati cittadini -coppie, amici, vicini di casa- sono quasi sempre le parole a compromettere l'andamento della controversia. Quella delle parole è una scelta deliberata e può generare grandissimi danni.
Questa cosa mi mette a disagio VS Sbagli a fare così 
Avresti potuto fare diversamente VS Hai fatto una cazzata
Da non molto tempo, uno dei miei punti fermi è quello di non acconsentire a un uso sommario o deliberatamente offensivo delle parole: soprattutto, da parte delle persone che dovrebbero volermi bene o da quelle intelligenti che hanno tutti gli strumenti per esprimersi, o imparare a esprimersi in modo non offensivo. Si tratta di mantenere la posizione, e io non sono brava in questo, ma ci devo provare.
PROSSIME PRESENTAZIONI DI "SE TU LO VUOI?"
#valeriatakesItaly
Ecco qualche reminder per le prossime date, e qualche anticipazione.
PIACENZA: sabato 17 novembre ore 18 presso Creative-Cables Store in Corso Vittorio Emanuele II 297 con il supporto di Tegamini. Il link all'evento è qui. In questo caso, sarò gentilmente ospitata in uno dei flagship store dell'azienda per cui lavoro: spero che l'occasione sia ideale anche per scegliere qualche regalo di Natale.
MILANO: martedì 20 novembre ore 18 presso Libreria Cultora in via Lamarmora 24 con il supporto di Rockandfiocc. Il link all'evento è qui: chi  dimostra di aver portato più amici vince un regalo (davvero eh!)
Dovrei riuscire, prima di Natale, a farne una ad Alessandria, una in provincia di Milano e una in provincia di Torino. In lista a gennaio ci potrebbero essere Brescia e Treviso.
Rinnovo l'invito già diramato via Instagram: se tra chi legge questa newsletter c'è qualcuno che possiede o lavora per una libreria indipendente, uno spazio eventi, un festival o una rassegna letteraria, ecco, questo è il momento di palesarsi.
Se ci vedremo alle presentazioni, spero vorrete acquistare il romanzo in quell'occasione. Ma se volete portarvi avanti, ecco i tre link per procurarvelo online.
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I MIEI ULTIMI POST
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UN FENOMENO MEDIATICO BELLO
esempio di politicamente scorretto che serve davvero
Il video This is Racism, meglio noto come "Ciao Terroni" è un monologo scritto dal piemontesissimo giornalista Marco Giacosa e recitato dal venetissimo attore Andrea Pennacchi: a mio parere è la più sintetica e lucida  analisi sull'immigrazione e sui recenti risultati elettorali.
Vi invito a vederlo perché è un prodotto audiovisivo intelligente, socialmente utile, ben scritto, ben girato e probabilmente costato 20 euro. Non è politicamente corretto, ok, ma è necessario. 
Tirate fuori le ghirlande, su, ci vediamo a metà dicembre
SONO PRATICAMENTE DAPPERTUTTO
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Gynepraio · Vanchiglia · Torino, TO 10124 · Italy

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